mercoledì 31 ottobre 2012

FOTOGRAFIA E PITTURA A CONFRONTO: LA FOTO D'ARTE

Pittura e Fotografia: due passioni creative, due professioni, due hobby, due mondi in conflitto ma allo stesso tempo in coesione

 
Il BaoBlog, il blog di BelleArtiOnline che avete ormai imparato a conoscere, vi parla oggi del confronto/conflitto tra Fotografia e Pitturawww.belleartionline.it è l'ingrosso online dedicato a Pittori e Artisti in cui comprare i migliori Prodotti per le Belle Arti, ma spesso soddisfa anche le esigenze di alcuni Fotografi che richiedono sempre più prodotti come i Mini Cavalletti e i Cavalletti da Esposizione (generalmente Cavalletti per Dipingere a Lira), il Cartonfoam o le Minitele su cui poggiare i propri scatti. Per questo motivo abbiamo deciso oggi di affrontare un tema che da sempre crea discussione, ovvero il rapporto tra Fotografia e Pittura, quale delle due influenza l'altra? Partiremo con una breve introduzione sulla Storia del conflitto tra l'atto del Dipingere e quello del Fotograre per poi cercare di rispondere a questo quesito capendo quando l'aggettivo "artistico" vada d'accordo con la prima o la seconda attività.

 
Chi l'ha detto che i mini cavalletti da pittore servono solo per le mini tele?
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NASCITA DELLA FOTOGRAFIA INTESA COME PRATICA ESTETICA
 
Tralasciando la Storia della fotografia dalle sue origini a oggi (un post solo non sarebbe sufficiente a descriverla come si conviene), ci possiamo focalizzare invece sulla Storia della Fotografia come Arte per cercare di capire quando quest'ultima abbia iniziato a confrontarsi con i professionisti delle belle arti assorbendo le loro capacità e i loro consigli per divenire così pratica artistica vera e propria e non solo strumento per riportare la realtà.
 
 

Nadar, il padre della fotografia in senso estetico

Tutto ebbe inizio verso la fine dell'Ottocento quando la pratica diffusa di produrre le carte de visite (piccole foto ritratto) e le altre immagini prodotte in tirature elevate portava a risultati di bassa qualità a causa della meccanizzazione dell'inquadratura e dello sviluppo. Per ovviare al problema alcuni laboratori imposero uno stile estetico più ricercato, producendo ritratti più attenti al carattere del soggetto, utilizzando pose audaci, inquadrature più ravvicinate e illuminazioni studiate; per ottenere ciò si scelse di mettere a capo di questi laboratori dei pittori, scultori o artisti riconvertiti alla fotografia che potessero adattare le tecniche delle arti maggiori a questi nuovi procedimenti. Su tutti spiccò il nome di Nadar, un parigino che divenne famoso per aver prodotto la prima fotografia aerea della storia nel 1858 viaggiando a bordo di un pallone aerostatico con una camera oscura. Grandi personaggi come Baudelaire, Courbet e Hugo furono ritratti da lui e dal fotografo Étienne Carjat che li fecero posare in ambientazioni particolari adornati da drappi di velluto e luci soffuse per esaltarne la fisicità; dove non arrivava la scenografia, inoltre, si ricorreva al ritocco fotografico (ebbene sì, venivano photoshoppati già all'epoca) cancellando imperfezioni e segni dell'età. Già il ritocco di per sè rappresenta un intervento artistico e apre il conflitto tra chi vuole la fotografia come strumento per riportare la realtà alla pari e chi, al contrario, la definisce uno strumento per migliorare la versione reale.
 
L'approccio estetico alla fotografia richiese l'adozione di alcune tecniche per introdurre degli effetti pittorici e rendere l'immagine comparabile al dipinto e per questo furono utilizzate tecniche come la doppia esposizione e il fotomontaggio.
 


"Fading Away" l'opera fotografica di Robinson

 
1858: Henry Peach Robinson raffigura una giovane ragazza sul letto di morte attorniata dai suoi parenti; l'immagina, intitolata "Fading away", fece molto scalpore in quanto primo esempio di fotografia non utilizzata come documento del reale ma come sua reinterpretazione artistica. La fotografia iniziava dunque il suo cammino verso una sorta di imitazione della pittura e, sul versante opposto, la pittura iniziava ad utilizzare i dettagli fotografici come strumento per lo studio e la realizzazione di quadri perfetti. Uno dei più grandi pittori a dare il via a quest'ultima pratica fu Eugène Delacroix per rendere il più verosimile possibile la gestualità dei personaggi da lui ritratti.
 
1866: la fotografia viene dichiarata "Arte pittorica" da Peter Henry Emerson che elogia le tecniche della stampa al platino, della fotoincisione e della sfocatura controllata; in seguito, però, ritrattò tutto dichiarando apertamente che la fotografia non era da ritenere inferiore alla pittura. Nonostante questo cambio di rotta, la Fotografia Pittorica, detta anche Pittorialismo, conquistò molti circoli fotografici che organizzavano frequentemente mostre con immagini scelte secondo il gusto estetico di giurie composte da scultori e pittori.
 

Esempio di Fotografia pittorica o Pittorialismo realizzato da Julia Margaret Cameron
 
1894: al Photographic Salon, organizzato dal circolo Linked Ring, compaiono per la prima volta delle fotografie molto simili in tutto e per tutto a un dipinto o a un disegno; si trattava delle immagini prodotte da Robert Demachy con il procedimento della gomma bicromata.

L'inizio del nuovo secolo vide invece la negazione della fotografia come imitazione della pittura, il che portò all'abbandono di tutte quelle tecniche che trasformavano l'immagine simulando i tratti del pennello ricercando una fotografia pura e diretta in quanto strumento estetico fine a sé stesso. Nella prima metà del Novecento nacque il movimento della Straight Photography negli Usa il quale invitava i fotografi a scendere nelle strade ritraendo la gente comune, gli operai, la metropoli stessa con cieli grigi e palazzi tutti uguali. I nomi più importanti del movimento furono quelli di Strand, Sheeler e Weston.

 
PITTURA E FOTOGRAFIA: IL CONFRONTO
 
Fin dalla sua comparsa, la fotografia venne etichettata come inferiore nei confronti della pittura, essa veniva considerata come strumento tecnico ma non degno di esprimere una sensazione artistica soggettiva. Le motivazioni reali erano commerciali ed economiche più che filosofiche e spirituali; con l'avvento della fotografia la richiesta da parte della media borghesia di avere propri piccoli ritratti si spostò verso di essa mentre, fino ad allora, tale pratica era stata realizzata in forma di miniature, dipinti a olio, ceramiche e incisioni da parte di ritrattisti come pittori, incisori, scultori e miniaturisti. Questi artisti si trovarono dunque a un bivio costretti a scegliere tra il rimanere fedeli alla propria arte con una conseguente perdita di lavoro e quindi di profitto, o imparare la nuova tecnica fotografica sposando questa rivoluzione.
 
 


Illustrazione di una camera oscura gigante



La disputa si autoalimentò anche grazie agli interventi di intellettuali come Baudelaire il quale affermava che la fotografia era una pratica per pittori mancati e incapaci; le sue dichiarazioni si riferivano però ai primi fotografi non abili e non degni di tale pratica (Baudelaire era amico di Nadar e grande conoscitore della tecnica fotografica). Tuttavia lo scontro passò molto presto a status di confronto e convivenza; era chiaro sin dall'inizio che la fotografia era destinata via via ad affiancare la pittura e grazie al movimento Bauhaus ciò divenne realtà. Attorno al 1925 le lezioni del Bauhaus chiarirono come tutte le forme di espressione esistano al fine di collaborare costituendo un linguaggio simbolico condiviso sul quale si basa la comprensione del messaggio trasmesso dall'artista. A prova di ciò furono le prime esposizioni di opere fotografiche nelle gallerie d'arte riservate, fino a quel momento, esclusivamente ai quadri.

 
FOTOGRAFIA D'ARTE
 

La prima mostra fotografica della storia si tenne a Parigi, dove Louis Hippolite Bayard espose 30 dagherrotipi riscuotendo parecchio successo. La fotografia assume una propria dignità artistica specialmente quando si tratta di un'opera prodotta in tiratura limitata, numerata, firmata e certificata; le Polaroid, ad esempio, costituiscono un oggetto molto ambito in quanto prodotto unico mantenendo un prezzo molto contenuto. Chi colleziona scatti dovrebbe comportarsi come chi colleziona tele dipinte, ovvero dovrebbe ricercare non solo quelli dei nomi più noti e famosi ma anche quelli dei fotografi meno conosciuti.

 

Macchina fotografica Polaroid

La vera fotografia d'arte viene chiamata anche fotografia di ricerca e ha inizio nel nostro Paese circa verso la fine degli anni Sessanta sotto il segno della Galleria il Diaframma di Milano la quale fu il centro nevralgico della fotografia giovanile con sede in via Brera (purtroppo ha chiuso nel 1997). In questo periodo la ricerca fotografica italiana raggiunse la sua massima espressione sviluppandosi via via fino ai giorni nostri; oggi la disputa aperta riguarda la dicotomia fotografia analogica vs. fotografia digitale. I nostalgici sotengono che la seconda non abbia la stessa dignità della prima in quanto a resa dei colori e a tenuta nel tempo ma fotoartisti come Marco Fodde hanno tolto molti dubbi a riguardo utilizzando per le loro foto fine art stampanti fotografiche professionali in grado di raggiungere risultati eccellenti sia in qualità che in durata (200 anni per le foto in bianco e nero) paragonabili in tutto e per tutto allo sviluppo classico in camera oscura.
 


Fotografia Fine Art Digitale by Marco Fodde


Secondo noi la fotografia ha tutto il diritto di essere considerata una forma d'arte laddove non sia semplice reportage del "vero" ma esprima la mano, lo stile e la firma riconoscibile dell'intervento artistico del fotografo a seconda della luce, dell'angolazione e dei ritocchi scelti. Può liberamente convivere con la pittura traendone ispirazione e a sua volta divenendo per essa uno strumento d'aiuto; esse non devono essere in conflitto o prevalere l'una sull'altra ma semplicemente influenzarsi a vicenda o, comunque, convivere senza ostacolarsi.
 
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