martedì 16 ottobre 2012

PIROGRAFIA, TRA TECNICA E ARTE: IL PIROGRAFO LEFRANC&BOURGEOIS

La tecnica pirografica e il pirografo LeFranc&Bourgeois
 
L'ingrosso BelleArtiOnline è attento davvero a tutte le tecniche artistiche, siano esse convenzionali, alternative o semplicemente particolari. La pirografia è una di queste, una via di mezzo tra tecnica, hobby e arte, un mondo affascinante in grado di dar vita a veri e propri capolavori su materiali come il legno o il cuoio, diversi quindi dalla comune tela o dal classico foglio di carta.
 
BelleArtiOnline propone all'interno del proprio catalogo lo strumento chiave per potersi dedicare a questa tecnica ovvero il pirografo; il marchio scelto è LeFranc&Bourgeois, storico brand francese produttore da centinaia di anni dei migliori prodotti per belle arti presenti sul mercato mondiale.
 
Ma che cosa significa pirografia e che cos'è il pirografo, questo sconosciuto?
 
La pirografia, significato e storia:
 
Il termine "pirografia" ha origine antichissime e deriva dal greco antico che attribuiva a questa parola il significato di "scrittura con il fuoco". Essa indica quindi quella tecnica d'incisione su materiali come legno, cuoio, sughero o altre superfici simili, tramite l'utilizzo di una fonte di calore; in passato si utilizzavano ad esempio delle punte di ferro arroventate. Oggi ci si dedica all'arte pirografica adoperando accessori di platico o nichel-cromo surriscaldati e si utilizza uno strumento curioso a molti sconosciuto: il pirografo.
 
La storia della pirografia parte da molto lontano sia in termini di tempo che di spazio; si tratta infatti di una tecnica antichissima conosciuta ai Cabili, ai Tuareg, ai popoli antichi dell'Europa Centrale e dell'America del Sud che decoravano (e decorano tutt'oggi) i loro vasellami, oggetti e idoli proprio utilizzando delle punte roventi. Si trattava di una tecnica essenziale che permetteva di scavare persino le piroghe proprio grazie al fuoco e che era utilizzata anche durante il Medio Evo.
 
Pirografia per cassapanca
 
 
Questa tecnica assumeva anche le sembianze di arte grafica grazie a nomi come quello di Albert Dúrer che per molto tempo si è dilettato nel pirografare su legno. In seguito, in Occidente, la pirografia è stata sfruttata unicamente come mezzo per imprimere marchi a fuoco su prodotti di largo consumo come turaccioli e casse, ma la vera rivoluzione è avvenuta nel XX secolo con la scoperta dell’elettricità. Essa ha apportato una soluzione molto comoda per riuscire ad arroventare lo strumento con cui pirografare riducendo i rischi di infortuni e bruciature per l'artista. 
 
Oggi purtroppo, soprattutto in Europa, questa tradizione artistica non esiste quasi più, andando via via perdendosi anche a causa dei limiti imposti dalla moda commerciale che vede la pirografia come mezzo decorativo utilizzato prevalentemente per ottenere imitazioni o copie in serie di oggetti veri come souvenir o utensili di uso domestico. Si tratta di un vero peccato, come sempre d'altronde quando vengono abbandonate tradizioni artistiche e artigianali di spessore, dati i capolavori che possono essere realizzati proprio grazie a questa tecnica.
 
Il pirografo, strumento curioso:
 
BelleArtiOnline vuole supportare gli appassionati di pirografia e vuole stimolare la propria clientela a confrontarsi con questo hobby artistico ed è per questo che può proporre nel suo catalogo il pirografo LeFranc&Bourgeois più richiesto sul mercato.
 
Andiamo per ordine e iniziamo con la spiegazione di che cosa sia questo curioso strumento. Come detto precedentemente, oggi sono adoperati accessori di platino o nichel-cromo surriscaldati. I moderni pirografi non sono altro che semplici trasformatori elettrici che convertono la corrente elettrica di rete in corrente di bassa tensione: ad essi, tramite cavetto elettrico, è collegata una sorta di penna con, alla sua estremità, una piccola cannuccia su cui si innesta una punta intercambiabile munita di filamento e si suddividono generalmente in due categorie, quelli a temperatura fissa e quelli a temperatura variabile. È tuttavia altresì possibile l'utilizzo di un comune saldatore per la saldatura a stagno ma, data la sua natura primaria, è sicuramente meno maneggevole rispetto ad un vero pirografo e poi, perchè privarsi del piacere di avere a che fare con un oggetto così apparentemente tecnico e scientifico ma allo stesso tempo simile a un attrezzo artigianale e creativo.
 
Lavorazione legno con pirografo
 
La punta del pirografo, dalle forme più varie e variamente invasive, resa incandescente grazie alla corrente elettrica e bruciando va ad incidere il legno segnandolo così permanentemente. Proprio come si può fare con una normale matita da disegno, anche con il pirografo, a seconda della forma della punta, dell'inclinazione durante l'uso e della pressione esercitata, è possibile modificare la linea di bruciatura compiuta. E se si commettesse un errore? Niente paura! Se si lavora su legno è possibile, a seconda della profondità del solco, utilizzare della carta abrasiva per cancellare la traccia; ciò ovviamente non è possibile pero su altri materiali pirografabili come ad esempio il cuoio.
 
Il pirografo LeFranc&Bourgeois:
 
Quello proposto da belleartionline.it è sicuramente uno dei pirografi migliori e più richiesti, adatto sia ai professionisti dell'arte pirografica sia a chi sta apprendendo questa tecnica affascinante.
 
Si tratta del pirografo LeFranc&Bourgeois R200 che vi permette di trovare all'interno della sua confezione:
 
- Pirografo R200 L&B con un uscita lavoro (scatola rossa) 230/240 Volt
- 1 manico portapunte
- 1 punta n° 21
- 1 rondella di protezione
- 1 interruttore regolatore 6V - 8V - 10V - 12V
Il pirografo R200 LeFranc&Bourgeois in vendita su www.belleartionline.it
 
La scelta del legno:
 
Come abbiamo più volte ripetuto, la pirografia è una tecnica che può essere applicata a diversi materiali ma il più comune resta sicuramente il legno, ma quale qualità è la migliore? Non ne esiste uno in particolare più adatto di altri, ogni albero produce un legno con determinate caratteristiche e di seguito potete trovare le categorie più comuni con le relative indicazioni; ricordate però che è sempre preferibile usare usare legno grezzo non trattato e senza troppe venature

Abete: presenta delle venature molto belle e ben sfumate; di colore rossiccio e bianco, è molto poroso e fragile. L'alternarsi delle parti tenere e dure può però essere un inconveniente per la pirografia, ma l'artista potrà ottenere per la stessa ragione un grafismo irregolare sottolineato da una brunitura del legno attorno ai segni.
Si tratta di un legno tenero, molto usato nell'antichità per la costruzione di carcasse, fondi o come base per mobili impiallicciati. Scelto quello in  massello per la costruzione di mobilio popolare, quello in patina acquisisce un colore giallo aranciato; la finitura è quasi sempre a cera o a olio.

Acero: bianco, solcato da ondulazioni grigiastre e dure, consente un lavoro preciso e molto piacevole malgrado la sua durezza. Colore chiaro, lucentezza satinata, tessitura fine, fibre ravvicinate e talvolta ondulate, questo tipo di legno riceve un ottimo pulimento e una brillante lucidatura.

Agrifoglio: molto duro, compatto, si leviga bene e viene generalmente usato per lavori di pirografia molto impegnativi. E' un legno di colore bianco, forse il più bianco esistente in natura, è pesante e dalla vena compatta.

Betulla: Legno duro con venatura fitta e pesante.

Bosso: molto duro, pesante, color giallo pallido. Regala una grande soddisfazione per i risultati che si riescono a ottenere ma ha l'inconveniente di essere molto costoso. Di origine orientale,  è particolarmente adatto, per la sua durezza, a lavori di tornitura, per tarsie e per piccole sculture.

Carpino: legno bianco, duro di difficile lavorazione a causa della direzione irregolare delle sue fibre.

Castagno: poco resistente, poroso, è uno dei legni bianchi più facili da lavorare. Consente di realizzare bellissimi contrasti tonali pur permettendo delle belle sfumature. La lucidatura ha una buona resa estetica ma necessita di una accurata chiusura dei pori

Cedro: Legno dolce di dolor arancio chiaro con una delicata venatura.

Ciliegio: grigio rossastro, con venature brune, si lavora facilmente e si leviga bene ma ha la tendenza a incurvarsi. E' un legno medio duro (ciliegio dolce) molto usato in alcune zone d' Italia (Piemonte, Emilia) per costruire mobili in massello mentre è meno usato come impiallacciatura.

Corniolo: bianco, molto duro.

Ebano: E' un legno di colore nero intenso illuminato da riflessi rosso cupo la cui origine può essere riferita all'Africa, India, Cava e al Madagascar. Si screpola difficilmente poiché la sua grana fine lo rende compatto e durissimo.

Faggio: è difficile da levigare perchè duro e tendente alle spaccature. Consente tuttavia una pirografia molto precisa. Si tratta di un legno semiduro e compatto, venato in modo uniforme, di colore crema chiaro che muta in rosa se trattato a vapore. Si distingue per chiazze piccole e lucide radunate in alcune parti e visibili anche se l'essenza viene colorata.

Frassino: solcato da venature molto 'capricciose' ha un aspetto bianco, bruno o rossastro è molto adatto per la pirografia in quanto è un legno robusto e flessibile, usato più per le sue caratteristiche tecniche che per l'aspetto. E' un legno dalla colorazione abbastanza chiara che varia dal bianco grigiastro al marrone chiaro. Si piega e si lavora bene ed è usato per semplici mobili rustici ma è difficile la colorazione di pezzi nuovi usati come integrazione in un lavoro di restauro, perciò conviene sempre usare legno vecchio. Alcuni tagli di olmo e castagno assomigliano al frassino e possono essere usati in alternativa.

Limone: giallo chiaro, acquista una lucentezza molto bella ed è di facilissima lavorazione.

Melo: legno duro e pesante, con riflessi dal giallo chiaro al marrone.

Mogano: Colore giallo rosato che vira al rosso bruno dorato se esposto all' aria, tessitura variabile, fibre spesso intrecciate o ondulate con particolare effetto decorativo. Scuro e duro, non consente di realizzare opere particolarmente contrastate e quindi di qualità discreta dal punto di vista cromatico. Questo legno è duro e resistente dal colore marrone rossiccio riccamente venato; ha grana fine e uniforme, proprio per la sua compattezza venne preferito al noce, in quanto particolarmente adatto per intagli e finiture raffinate.

Noce: giallo caldo, consente la realizzazione di opere pregevoli la cui resa è ottima poichè è un legno che non si incurva; è tuttavia molto costoso. Ha colore bruno con venature scure, qualche volta nere. Venne ed è tutt'oggi considerato uno dei migliori legni, sia a livello estetico sia per la sua duttilità.

Olmo: è di colore marrone chiaro ma tendente allo scuro con il passare del tempo. La caratteristica più importante dell'olmo è la sua vena fibrosa; la resistenza all'usura di questo legno lo rende ideale per ripiani meccanici e per giunti meccanici nei mobili. Purtroppo è soggetto a deformazioni ed è facilmente attaccabile dai tarli.Viene lucidato sia a gommalacca che a cera.

Palissandro: Esistono due qualità di questo legno duro esotico; la più pregiata è quella brasiliana che ha una natura compatta e una grana grossa e aperta. Si tratta di un legno di colore marrone con striature nere. Il Palissandro è un legno ostinato e difficile da lavorare poichè si scheggia facilmente e a causa della sua natura oleosa è difficile preparare le superfici all'incollatura. Nell' impiallacciatura, il palissandro tende a formare piccole crepe e a rompersi nelle sezioni dentellate. Per la lucidatura, dopo aver chiuso bene i pori, si usano vernici a spirito come la gommalacca.

Pero: ha una grana fine e permette lavori di precisione per esempio una veduta in piroincisione da stamparsi poi su carta. Legno di rado usato per la costruzione di mobili in massello era ottimo per le torniture, usato, ma di rado, per fare impiallacciature e piccole decorazioni. Questo legno dipinto in nero viene molto usato per sostituzioni o imitazioni del legno Ebano.

Pino: Legno molto resinoso usato per la costruzione di mobili popolari praticamente in tutta Italia data la sua diffusione. Ne esistono moltissime varietà con caratteristiche diverse.

Pioppo: molto facile da pirografare perchè tenero e di ottimo rendimento cromatico.

Platano: di grana fine, si leviga molto bene e non si sforma. E' bruno e meno duro del faggio.

Quercia: ce n'è una gran varietà secondo la provenienza; è assai difficile da lavorare a causa della sua durezza e della sua venatura. Per la pirografia bisogna scegliere le qualità più morbide. Legno di colore giallo bruno ravvivato da striature dorate, è forte e  duro pur essendo a grana rada e a poro aperto e non è certo fra i più semplici da lavorare.

Rovere: molto meno resistente della quercia (è sempre della famiglia della quercia) ma ha le stesse caratteristiche. Questo legno, giallo con picchiettature scure, venne utilizzato per la costruzione dei mobili di pregio per un lunghissimo periodo, dal Duecento al Quattrocento circa, mentre in Inghilterra resistette fino al Settecento. Viene prevalentemente usato per la costruzione delle strutture interne e altro uso, poco attinente con l'ebanisteria, riguarda la costruzione delle botti garantendo un buon invecchiamaento ai vini rossi e ai distillati.

Tasso: legno compatto, liscio e brillante. Invecchiando assume sfumature arancio scure/marroni.

Tek: il Tek è un legno duro e pesante, di colore marrone striato, straordinario da lavorare. Appena tagliato ha uno strano tessuto ceroso e un odore che ricorda il cuoio. Si taglia bene e, come la quercia, si scurisce con l'esposizione alla luce; è uno dei legni più forti, durevoli e resistenti all'usura che esistano, ma a causa dell'aspetto opaco e del peso è stato preso in considerazione in occidente solo di recente.

Tiglio: ha una grana fine, di color giallo delicato, molto adatta per lavori a punto; è eccellente per la pirografia.

Ulivo: verdognolo o giallastro con ricche venature nere o brune, legno durissimo, è compatto ed omogeneo e resiste molto bene al tarlo. Se mal stagionato si torce e si spacca, è adatto per fini lavori d'intarsio e per la tornitura. Più che all'ebanisteria, l'uso di questo legno è legato alla scultura; non è infatti facile da trattare a causa della sua durezza.

Compensato: realizzato con fogli di legno ottenuti mediante la tranciatura o la sfogliatura è costituito normalmente da tre strati di legno di cui lo strato centrale corre a squadra rispetto ai laterali.
 
Ora che sapete proprio tutto sulla pirografia non vi resta che andare su www.belleartionline.it nella sezione apposita e acquistare il pirografo R200 LeFranc&Bourgeois per poter creare le vostre opere d'arte su legno.
 
 
Pirografia Ponte sull'Oglio


 





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