mercoledì 10 ottobre 2012

STREET ART, STORIA DI UN'ARTE ALTERNATIVA



STREET ART:  
ARTE “ALTERNATIVA” DEGNA DI RISPETTO
Dato che BelleArtiOnline si sta attrezzando per poter offrire, speriamo molto presto, la possibilità di acquistare bombolette spray e marker (su belleartionline.it è già possibile trovare i Letraset ma vogliamo fare molto di più!) da dedicare a writers e non solo, oggi abbiamo deciso di inaugurare al rubrica di “Alternativarte” parlando del mondo della Street Art appunto.
 
STREET ART: UN MOVIMENTO, MILLE SFACCETTATURE
 
Molto spesso la definizione di “Street Art” viene confusa con quella di “Graffitismo” o “Writing”. Si tratta di un errore comune che deriva dal fatto che entrambe queste forme d’arte alternativa si manifestano generalmente nello stesso luogo: la strada. Strada intesa come spazio pubblico, aperto, visibile e condivisibile da tutti, perché proprio questo è l’intento della Street Art, condividere ed esporre i propri pensieri e le proprie creazioni con tutte le persone appartenenti a quell’agglomerato sociale che comunemente definiamo con la parola “città”. La Street Art, però, è la categoria “madre” a cui appartiene il Graffitismo, è vero, ma affiancato da altre forme di espressione. Quest’ultimo comunica attraverso spray e soggetti molto spesso legati allo studio della lettera, mentre nella più ampia classe dell’Arte Urbana vanno inserite anche altre tecniche come la Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni video, le Sculture installate in luoghi pubblici, etc che non sempre coprono il paesaggio e l’ambiente ma piuttosto lo integrano e sottolineano. Del Writing, comunque, parleremo più approfonditamente mercoledì prossimo, per oggi ci limitiamo a un discorso di presentazione un po’ più generico.
 
Street Art, Urban Art, Arte di strada o urbana, sono tutti nomi dati dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme d’arte che, dunque, si manifestano in luoghi pubblici, a volte illegalmente, altre volte in siti appositamente autorizzati avendo così la possibilità di poter contare su un pubblico vastissimo, molto più ampio rispetto a quello di una galleria di esposizione normale. Essa viene da molti considerata come una forma d’arte “alternativa” ma ci si accorge sempre più che spesso alcuni artisti street non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della pittura o del disegno. Opere come quelle dell’americano Xenz lasciano a bocca aperta, i lavori di Street Art 3D che sempre più spesso compaiono sulle pavimentazioni delle maggiori città del mondo incantano con i loro effetti speciali e le rifiniture dei loro dettagli. Di sicuro ogni artista che pratica la Urban Art, in qualsiasi forma, ha alle spalle le proprie motivazioni personali, questo, oltre al luogo pubblico e alla gratuità della fruizione dell’opera, è il punto in comune principale di tutte le modalità con cui si esprime questa corrente artistica. 

L'inferno in 3D Street Art

C’è chi la usa come sovversione, chi come critica contro la società o la proprietà privata, chi contro la gestione dei propri spazi rivendicando piazze e strade e chi, più semplicemente, vede nella città il luogo ideale in cui esporre le proprie creazioni ed esprimere le proprie idee creando, a volte ma non sempre, veri e propri musei all’aria aperta. E’ il caso di dire “non sempre” perché purtroppo, molto spesso, alcune persone che si spacciano per street artists compiono, in realtà, atti vandalici su treni e muri componendo scritte o disegni privi di senso, scopo o buon gusto, se così vogliamo definirlo, portando le persone a detestare chiunque operi armato di spray, stickers o stencil, anche coloro i quali, invece, vanno a creare vere e proprie meraviglie. L’imbrattamento selvaggio dei luoghi pubblici, anche con opere spesso lasciate a metà, è qualcosa contro cui combattono non solo le autorità o i cittadini ma anche gli stessi artisti di strada realmente definibili come tali a cui non fa di certo piacere l’essere associati a tali vandali. La questione sociale resta poi aperta per quanto riguarda lo spazio troppo limitato che, per lo meno in Italia, viene dato a questa forma d’espressione “alternativa” all’arte canonica, ma non è questa la sede per affrontare tale questione.
 
STORIA DEL MOVIMENTO STREET IN BREVE
 
La Street Art è difficilmente riconducibile a un vero e proprio luogo di nascita dato che si tratta di un vero e proprio movimento e fenomeno globale. Tuttavia possiamo provare a ricostruire il percorso di questa forma espressiva partendo dalla certezza che essa si sia evoluta acquisendo elementi provenienti dalla Pop Art e fondendoli man mano con quelli della Graffiti Art (che assume poi il ruolo di categoria appartenente alla stessa Street Art come già accennato in precedenza). Non si sa con esattezza chi abbia dato il via a questa corrente ma la sua origine può essere convenzionalmente collocata attorno agli anni Settanta a New York. L’interesse per l’Arte Urbana è poi esploso sicuramente attorno al 2000 grazie a un nome in particolare, quello di Banksy (avete presente la famosissima immagina del graffito raffigurante il ragazzo con il volto coperto a metà da una bandana che invece di lanciare una molotov ha in mano un mazzo di fiori? Ecco Banksy ne è l’autore). Da allora si sono moltiplicati libri sull’argomento e l’impatto dell’Arte urbana e della cultura metropolitana sulla società e l’immaginario collettivo è esploso senza possibilità di contenimento. Ovviamente, soprattutto nell’epoca contemporanea, l’economia e le aziende non hanno tardato a cogliere l’occasione di sfruttare questa forma di comunicazione a proprio favore; la Street Art è stata infatti molto spesso oggetto di vere e proprie campagne di marketing proprio per merito, o a causa, della propria potenza nel veicolare i messaggi. 
La cultura della strada è stata così proiettata nel mainstream influenzando prodotti e campagne pubblicitarie, soprattutto quelle rivolte ai giovani; nei negozi si trovano sempre più spesso magliette, spille, borse e altri articoli raffiguranti le opere di writers famosi, dallo stesso Banksy a Obey per esempio. La stessa professione di questi artisti, dunque, è andata modificandosi nel corso del tempo e oggi alcuni street artist affiancano alle loro carriere “di strada” quelle di veri e propri brand designer o manager. Ovviamente per i puristi del genere questo non è concepibile ma è innegabile che in questo modo la cultura street possa approfittare di una maggiore visibilità e, perché no, di una vera e propria consacrazione accompagnata al riscatto che tanto merita dopo decenni in cui la Urban Art veniva additata come semplice “scritta sui muri”. C’è da sottolineare poi come quasi tutti gli street artist promuovano l’assenza completa di copyright sulle loro creazioni incoraggiandone la copia e la diffusione proponendo addirittura la fornitura di kit corredati di istruzione per assemblare le loro opere.
 
LA STREET ART IN ITALIA
 
Autentici pionieri della Street Art in Italia furono le tre scuole emerse a Milano, Bologna e Roma. La prima si concentra su una massificazione degli interventi per intercettare un pubblico il più vasto possibile, con decorazioni di piccola e media grandezza sempre in grave contrasto con la municipalità e il governo della città. La seconda ha sviluppato invece uno stile che rende massiccia ogni decorazione più che una serialità serrata di interventi per le strade, che passano talvolta in secondo piano rispetto a fabbriche e aree metropolitane dismesse. Roma ha infine la sua importanza per quanto riguarda la tecnica stencil, grazie a Sten Lex, attivi dal 2001 e considerati tra i pionieri dello "Stencil Graffiti" in Italia.

Pea Brain
Nomi importantissimi nella Street Art nostrana sono quelli di Monica Cuoghi (ve la ricordate la papera con le zampe lunghissime, Pea Brain?) e dei milanesi Bros, Ivan Tresoldi, Abominevole e Ozmo che si imposero a livello nazionale già dalla fine degli anni Novanta. Come dimenticare poi Pao e i suoi panettoni a pinguino oppure TvBoy, l’illustrarocker trapiantato oggi a Barcellona, e poi Microbo, Bobo130, Cristian Sonda, Nais o Orticalnoodles. A Bologna colpiscono Blu, street artist ma anche video maker, il collettivo EricaIlCane, Dado e Stefy; tutti questi hanno contribuito a far crescere la scena bolognese portandola a dialogare con il comune stesso con cui spesso oggi si trova a cooperare con musei, gallerie e corporazioni dedicate.
 
E vicino a Belle Arti Online? Anche B.A.O. ha spesso a che fare con la Street Art, in particolare quando passeggia per le strade della città di Padova. Qui ha assunto un certo valore e una certa portata l’artista Kenny Random che, con le proprie opere sparse in giro per la città raffiguranti il più delle volte una figura di uomo nera accompagnata da farfalle, gatti e arcobaleni perfettamente integrati con muri, tubature e quant’altro, ha fatto affezionare i giovani e i meno giovani che spesso scendono in difesa delle stesse. Poche settimane fa il comune ha addirittura protetto un’opera di Kenny durante le operazioni di ritintura della parete su cui era stata disegnata, sintomo del fatto che l’opera di strada veramente significativa e curata attira anche l’attenzione delle autorità che possono essere ben disposte a salvaguardarla e riconoscerne l’integrità artistica e l’utilità sociale. E’ di pochi giorni fa, sfortunatamente, la notizia che lo stesso murales “salvaguardato” è stato danneggiato a quanto pare da un altro writer probabilmente geloso della fama di Kenny, un vero peccato, è questa la prova invece del fatto che purtroppo, come affermato precedentemente, spesso la Street Art diventa vandalismo ai danni di chi, invece, ci mette passione, impegno e vera creatività e rispetto.


Il folletto di Kenny Random protetto dal Comune di Padova
ma sfregiato da uno street artist vandalo

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